(5.6.20) Mappare e riutilizzare i vuoti urbani per l'Economia Circolare

Originariamente pubblicato da: https://riavviaitalia.it/5-6-20-mappare-e-riutilizzare-i-vuoti-urbani-per-leconomia-circolare/

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(5.6.2020) Ecco un’ottima riflessione (pubblicata su ItaliaCircolare) di Roberto Tognetti sull’Economia Circolare, interpretata da un’angolazione particolare e per alcuni aspetti emblematica: riusare i “vuoti urbani”, reinventandoli. Il fatto di operare per mappe, capaci di non solo rilevare il dato topografico ma rivelarlo, attraverso il principio interattivo di un’opportunità digitale da declinare in pensiero generativo. Dell’importanza delle mappe come piattaforme di esplorazione e co-progettazione, abbiamo trattato più volte su RiavviaItalia, in particolare con l’esperienza apripista del Performing Media Storytelling di Urban Experience, che ha aperto i processi dell’urbanismo tattico e delle mappe esperienziali, già ai tempi delle Olimpiadi Torino 2006. Dopotutto consideriamo la buona pratica di Riusiamo L’Italia che abbiamo lanciato subito, alla partenza di RiavviaItalia, come una linea d’indirizzo fondamentale perché sviluppa metodologie che vanno diffuse, come nel webinar di cui si tratta nell’intervento e che comunque linkiamo anche qui.

“Che siano geografiche o elettorali, ci crediamo e ci affidiamo ad esse per capire il mondo. Perché producono pensiero, come l’inconscio” è una lucida riflessione del geografo Franco Farinelli sul ruolo e l’importanza delle mappe. Una funzione chiave che una volta di più, possiamo applicare al governo del territorio in un momento della storia dove diventa urgente e improcrastinabile il passaggio verso l’economia circolare e sostenibile senza se e senza ma. Una temperie dunque dove il riuso dei vasti patrimoni immobiliari abbandonati e sottoutilizzato deve essere trasformato in asset strategico, con criteri sia “culturali” che “industriali”.

Nei processi storici di lunga durata, il riuso non poteva che essere considerato come una componente strutturale del metabolismo urbano e come tale sarebbe abbastanza difficile, se non inutile, isolarlo come fenomeno a sé stante e svincolato dai contesti più generali in cui si è manifestato nei secoli. “Quel che non han fatto i barbari, l’han fatto i Barberini” è un motto di spirito che riguarda lo specifico di una città come Roma che si è rigenerata continuamente attraverso il recupero dei materiali delle epoche storiche precedenti e che con infinite variazioni riguarda moltitudini di trasformazioni urbane, anche di altre città ovviamente.

A differenza dei cicli storici del passato, la questione del RIUSO in chiave contemporanea assume il ruolo di autonomo costrutto socio-economico e culturale con connotazioni originali ed inedite che costituiscono la “struttura profonda” della varie modalità di rapportarsi ad esso, compresa ovviamente anche la strategia di RIUSIAMO L’ITALIA. Un approccio che mette al centro la persona nel relazionarsi con gli spazi abbandonati, i quali possono tornare a essere “luoghi”, soprattutto in un’ottica di nuovo protagonismo da parte di gruppi, comunità e nuovi portatori di interesse generale.

È questo il cuore dei contenuti del corso on line “RIUSIAMO L’ITALIA. Come trasformare gli spazi vuoti in luoghi di vita e di lavoro.

L’appuntamento è per il prossimo 11 giugno dalle 21,15 alle 22,15 per il webinar di lancio del corso on line “RIUSIAMO L’ITALIA: come trasformare gli spazi vuoti in luoghi di vita e di lavoro”. 29 unità didattiche in 7 moduli formativi per un totale circa 7 ore di formazione fruibile settimanalmente, oltre a 7 webinar di confronto e 6 attività applicative finalizzate ad avviare processi di riuso nelle città e nei territori dei corsisti. Con il corso on line “RIUSIAMO L’ITALIA: come trasformare gli spazi vuoti in luoghi di vita e di lavoro” della durata poco meno di due mesi, si offre a prezzi modici (occhio alle promozioni, alcune sono davvero super-vantaggiose), una serie di strumenti e metodi che mettono grado di agire immediatamente nell’avvio di processi che dal riuso possono evolvere in rigenerazione urbana. Si tratta di un ‘ “Esperienza formativa per progettisti e operatori del riuso creativo, temporaneo e/o partecipato”, ma anche per chiunque voglia esercitare in modo nuovo un legittimo “diritto alla città”, un contributo alla costruzione di nuovi interessi generali e di beni comuni. Si tratta di percorsi di formazione-intervento rivolti ad una molteplicità di possibili interlocutori pubblici e privati. Le linee sono quelle di supportare il consolidamento di un “mercato dell’innovazione” alimentato dal talento dal lato della domanda e dagli asset immobiliari sottoutilizzati dal lato dell’offerta.

Mappare e costruire l’offerta
Per RIUSARE la cosa più utile e interessante è quella di allargare l’offerta contribuendo a popolare la mappa RIUSIAMO L’ITALIA del maggior numero di situazioni possibili. Più si caricano edifici da riutilizzare e più si aiuta il rilancio del sistema-paese, soprattutto per la valorizzazione dei suoi infiniti talenti. Il target perfetto è costituito da situazioni di abbandono o dismissione “quasi” pronto-uso, ovvero casi dove i costi e gli oneri di riabilitazione siano nulli o bassi e dove quindi i tempi di colonizzazione dei luoghi siano davvero veloci. La mappa è gratuita ed è semplice da usare, la compilazione del percorso “Proponi il tuo spazio” avviene prevalentemente attraverso parametri pre-definiti da scegliere cliccando le opzioni che ricorrono sul cruscotto interattivo.

Aggregare la domanda per nuovi usi e nuove idee di futuro
Se fino a qualche tempo fa in un dato spazio c’era, o ci poteva essere, un solo inquilino che pagava o che avrebbe pagato un canone, oggi questa condizione tende inesorabilmente a ridursi, lasciando un numero crescente di spazi sfitti, che vanno ad aggiungersi ai già tantissimi vuoti e abbandonati. Per reagire a questa situazione ci si può mobilitare per trovare un aggregato di nuovi inquilini ad assetto variabile in grado di pagare o compensare secondo necessità per ciò che corrisponde ad un modalità d’uso definita nello spazio e nel tempo. L’importante è che l’aggregazione di funzioni sia l’espressione di una visione comune, di affinità elettive, di convergenza di intenti e di interessi. È così che nascono le cosiddette community hub, coalizioni di soggetti anche molto diversi tra di loro ma in sintonia sui valori di un progetto e sui potenziali che il ruolo di ciascuno può svolgere a beneficio collettivo del gruppo. Ognuno si interfaccia con gli altri in modo libero, aperto e modulabile, con nuovi legami da cui possono nascere sfide, progetti, percorsi ed esperimenti di vita e di lavoro in modo che tutti possano costruirsi un adeguato supporto di competenze e di collaborazioni, anche funzionali alla nascita delle nuove professioni del futuro.

Trasformare spazi in luoghi utilizzando il riuso come innesco creativo
La trasformazione di spazi dimenticati, sottoutilizzati o abbandonati in qualcosa di vivo, di pulsante e di seducente è la quintessenza del riuso. Un modo per far cambiare prospettiva al degrado e trasformare gli spazi vuoti in luoghi frequentati, pieni di persone, di professionalità, di energia e di talento. “Luoghi intenzionali” riabitati da “Comunità di luogo” per creare valore e aperti a tutti. Va da sé che in questa mobilitazione devono essere soprattutto i giovani a farsi avanti come protagonisti del futuro per dimostrare che andare in controtendenza è possibile: per ridurre il tasso di disoccupazione giovanile, per sparigliare la generazione dei neet, per contrastare le fuga dei cervelli e per portare linfa a tanti settori economici nuovi e da reinventare completamente.

Rigenerare i luoghi con progetti di vita e di lavoro
Prendersi in carico di quei luoghi “quasi fuori mercato” e possibilmente “quasi pronto uso” è una missione di “civile semplicità”, spesso ostacolata da problemi più formali che sostanziali. Eppure bisogna insistere perchè sono proprio i casi in cui i costi e gli oneri di riabilitazione degli immobili sono nulli o bassi e dove quindi i tempi di colonizzazione dei luoghi possono essere davvero veloci. E’ da questo rapporto virtuoso tra costi, condizioni e tempi che si producono i migliori vantaggi sia per chi detiene la proprietà degli immobili che per chi li riutilizza. Ciò porta progressivamente a comprendere che RIUSARE L’ITALIA non costituisce un mercato di transazioni immobiliari, ma itinerari UN METODO E UNO STRUMENTO per accelerare processi di creazione del valore, percorsi che possono e devono essere innescati da attività anche di riuso temporaneo e creativo, attività insomma dove sono “i valori” dei contenuti a ripristinare “il valore” dell’immobile e non il contrario.

Tra le unità didattiche troverà posto una specifica attenzione al riuso “con e per” l’economia circolare da sviluppare con progetti pilota alla scala urbana e territoriale. Tale profilo sarebbe teoricamente una delle cose “materialmente” più facili da realizzare seguendo il buon senso. Di fronte all’abbondanza di spazi vuoti, piuttosto che lasciarli senza vita, si potrebbero scegliere i più adatti per un banale utilizzo di deposito e magazzinaggio di scarto o rifiuto da riutilizzare, specializzandoli per posizione, dimensione, idoneità ad accogliere questo o quel materiale. Tutti ne ricaverebbero vantaggi: i proprietari potrebbero incassare una canone (probabilmente più basso di quello “teorico” di mercato, ma si sa: piuttosto che niente, è meglio “piuttosto”), moltitudini di operatori avrebbero nuove opportunità di utilizzo e/o trasformazione di materia “prima seconda”, i costi collettivi di smaltimento di scarti e rifiuti si abbasserebbero progressivamente e l’impatto sulla natura e l’ambiente ne trarrebbe enormi benefici. Purtroppo il “buon senso” prima invocato non “buca” l’inerzia e il conformismo diffuso, per cui tutto “persevera” con scarsa propensione al cambiamento nonostante il clamore dell’imminente new green deal e l’allerta sulle stringenti necessità imposte dalla lotta ai cambiamenti climatici. Nell’immagine (fig.1) un esempio del tutto casuale di riuso temporaneo come deposito di laterizi da demolizione, porta visivamente a dimostrare come potrebbe –appunto- essere “facile” procedere nel senso appena illustrato.

Esistono tuttavia realtà evolute che hanno messo a punto un modello sistemico di economia circolare alla scala metropolitana come nel caso di Circular Amsterdam che attraverso l’approccio del “Circle City Scan” è arrivato a dotarsi di un’organizzazione di assoluta efficienza organizzativa e funzionale. Sono stati analizzati i principali flussi di materiali e energie, così come i livelli e i potenziali di occupazione collegati; poi è stata condotta una analisi completa della catena di valore anche rispetto alle relazioni con ogni diverso settore economico; attraverso statistiche macro-economiche sono state identificate quali filiere possono ottenere il miglior effetto da un punto di vista “circolare”. I risultati sono stati discussi con gli stakeholders locali, con la conseguente elaborazione di un programma d’azione e una tabella di marcia per avviare opportuni progetti ad hoc.

(continua)

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Benissimo. Iniziamo a ragionare su come qualificare gli approcci, interagendo meglio. Con il Performing media storytelling abbiamo battuto la strada, come si sa https://riavviaitalia.it/il-performing-media-storytelling-per-lo-sviluppo-glocal-format-per-linnovazione-territoriale-culturale-e-sociale/ ora si tratta di fare evolvere format e rilanciare l’impatto. Troviamoci sul campo. I webinar facciamoli anche esplorando i luoghi in walkabout, no?