Diario di Bordo. Introduzione a un estetica ecologica connessa all’arte contemporanea. Di Camilla Boemio

Da quando la pandemia ha iniziato a diffondersi a macchia d’olio, anche a Roma, ho deciso di trasferirmi in campagna. La mia vita era piena di relazioni, viaggi all’estero e scambi culturali; pian piano ha preso una forma intimista in cui il tempo è scandito dalla natura.
La mia giornata inizia nelle prime ore del mattino, si sviluppa dal lavoro attento dall’orto alla cura dei fiori nel parco della proprietà. Una parte della giornata la dedico ai progetti d’arte che sto integrando, e sviluppando.
Non ho mai pensato che il momento fosse una stasi, ma un’occasione per fare chiarezza e per strutturare forme progettuali d’arte contemporanea. Credo che più che mai sia indispensabile riprendere una visione dell’arte abile di interagire nella città, intesa come “anticorpo” riprendendo la tesi di Brighton. All’arte vanno riconosciuti “il valore intrinseco e l’autonomia da qualsiasi vincolo politico(1)”.
La cultura e l’arte non devono essere etichettati come petrolio, ma devono invece essere “proiettati verso il paradigma di una cultura profondamente radicata nei luoghi e destinata a rimanere nel tempo(2)”. Bisogna riuscire a creare occasioni diverse dalle stesse che si ripetono nei luoghi deputati all’arte contemporanea, bisogna entrare nel tessuto cittadino proponendo azioni, interventi e progetti diversi con artisti che non siano sempre gli stessi.
Offrire dei punti di vista poliedrici, delle direttrici che possano connettersi con altre realtà, che creino delle ibridazioni. In questo momento più che portare degli esempi potenziali, mi permetto di riprendere il passato scrivendo del progetto curato all’Orto Botanico di Roma, lo scorso autunno.
In qualche modo sento che appartenga a una esperienza sperimentale, ma anche composta da più voci, da più collaborazioni nelle quali ha preso forma un azione in un momento portante per la discussione sul clima e la responsabilità civile.

Introduzione ad un estetica ecologica d’arte visiva
Maggio 2019

Avevo bisogno di prendere parte ad una forma di irruzione nei confronti della dilatata mancanza di civiltà, andare ad infastidire quel disinteresse dilagante nei confronti della natura, cercare di scardinare la ridicola sospensione nei confronti del mare. Questo ultimo il mare, diventa il luogo più inflazionato spesso solo d’estate, nelle torride giornate quando si consumano le “trascuratezze” visive più incisive. Cosa rimane nell’immaginario di molti se non un effimero ricordo da cartolina, un luogo nel quale comodamente immergersi in rilassanti bagni in una scenografia patinata, nella quale prendere parte senza troppi pensieri. Un tema così magistralmente trattato da Sun & Sea (Marina ); l’opera lirica per tredici voci del Padiglione della Lituania, che è stata premiata con il Leone d’oro alla Biennale d’Arte di Venezia.
Continuono gli articoli beffegiatori sul clima. Il cambiamento climatico? Un invensione. Così viene trattato da qualche stolto menefreghista, qualche vigliacco da tastiera o semplicemente da qualche magnate con solidi interessi di accrescimento per il proprio patrimonio.

Metà Maggio

Mi sento “chiamata alle armi” ed inizio a strutturare un progetto che possa trattare degli oceani in modo non scontato, diramando il tema di una costellazione che possa attivare le altre. Nasce il “Laboratorio Oceanico” . Non è il primo progetto sul clima, la sostenibilità ed il cambiamento climatico. Non sarà di certo l’ultimo.

Un approdo sul Tevere, direzione Trastevere
29 Settembre

Il “Laboratorio Oceanico” si è posto come appendice ed intervento attivo rispetto alla settimana dedicata al Fridays for Future in vista del summit Onu; avvenuta a fine Settembre.
Il programma sviluppato al Museo Orto Botanico di Roma, ha fatto parte del programma esteso e parallelo di “Climate Justice for a Living Ocean” curato da Ocean Archive— un network di eventi autonomi che si sono svolti dal 27, al 29 Settembre fino ad estendersi nel tempo in programmi sperimentali e polifonici di approfondimento sul tema. Questi eventi previsti in varie Istituzioni internazionali sono stati paralleli al lancio di Ocean Archive, una piattaforma digitale per la ricerca collaborativa sull’oceano, in occasione del quinto rapporto di valutazione sull’oceano e la criosfera dell’IPCC.
Il programma al Museo Orto Botanico curato da AAC, e da me, ha articolato la realizzazione di installazioni site-specific, performances sul suono in relazione all’acqua del laghetto e delle fontane, dibattiti tesi a sviluppare un senso di comunità esteso, relativo alla difesa dell’ambiente con un fulcro all’ideazione di un interesse diffuso nei confronti dell’oceano, coinvolgendo il linguaggio dell’arte contemporanea in relazione all’estetica ecologica. Un’atonomia di potenziali interazioni in un contesto museale, non eterogeneo come un white cube, ma un orto botanico nel quale fare convivere la natura lussereggiante delle serre con le opere d’arte.
Fulcro delle attività è stata la personale di Lapo Simeoni. L’artista ha prodotto la sua ricerca e l’osservazione degli oceani in opere che esplorano i legami e la sedimentazione,strutturando un atlante di rimandi, mettendo in relazione scenari estesi in macroscala e riflessi del tessuto della città attraverso l’interazione con il Tevere.
(…)
Le ultime opere di Simeoni sono sostenute da una vasta gamma di connessioni personali, di frammenti del linguaggio scritto emersi durante l’esecuzione dell’opera stessa, alla quale annette l’uso di materiali riciclabili e forme astratte con le quali il suo progetto genera il suo slancio, evolvendosi secondo una logica visiva-concettuale propria e riconoscibile. Condivide un codice, un allineamento che mette in gioco nel processo di significazione rispetto ai convenzionali arbitrari tra parola e immagine o forma, creando un’apprensione materiale e sensoriale con lo spazio.
L’incontro tra le installazioni realizzate dall’artista ed il materiale video ha influito nel riportare vari stadi di sedimentazione sul tema; da quello più documentativo/teorico a quello poetico estetico dell’arte visiva che dialoga con lo spazio museale, il paesaggio e la storia del luogo. L’approccio narrativo del progetto si appoggiava anche su tesi filosofico-morali aprendosi a differenti prospettive etiche: dagli imperativi categorici di Kant al contratto sociale di Hobbes e Rawls, dall’etica aristotelica ai concetti di libertà, diritti e giustizia della filosofia politica in correlazione con la crisi climatica e la necessaria predisposizione ad una visione della società sostenibile.
Come possiamo impostare un mondo migliore se non siamo in grado di allontanarci dagli schemi di esclusione e di dominio? Come possiamo contribuire a relazioni planetarie qualitativamente diverse? Dipende da noi, nessuno è escluso. L’arte visiva è parte del dibattito, costruendo un’estetica climatica ed un attivismo solido.

Questo senso di attiva interazione con la natura; oggi più che mai sembra la necessaria formula per riscattarci da un immobilismo fatto di pigrizia, inerzia ed incapacità di sperimentare nuove interazioni culturali.

Note:
(1). M.Gammaitoni, Le Arti e la Politica. Prospettive sociologiche, dal saggio di Laura Verdi, pag.42, (2016), Edizioni Cleup.
(2). Ibidem.

Autore
Camilla Boemio è scrittrice d’arte, curatrice e teorica d’arte contemporanea la cui pratica indaga l’estetica contemporanea. Le sue recenti pubblicazioni sono il saggio nel libro ROAR edito dalla Cambridge School of Art che esplora come le strategie artistiche ed estetiche affrontino i concetti di sostenibilità; e il volume “As Brilliant As the Sun” pubblicato da Vanilla Edizioni che ricostruisce un inedito viaggio nelle pratiche artistiche della California e intorno alla città di Roma.
Nel 2016 è stata la curatrice di “Diminished Capacity”, il primo padiglione nazionale della Nigeria alla XV Mostra Internazionale di Architettura La Biennale di Venezia, con il titolo “Reporting from the Front”; nel 2013 è stata curatrice associata di “Portable Nation. Disappearance As Work in progress - Approaches to Ecological Romanticism” , il padiglione nazionale delle Maldive alla 55.°Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, dal titolo “Il Palazzo Enciclopedico”. Nel 2018; ha preso parte al progetto “VVM” alla Tate Exchange, la sezione della Tate Liverpool.

blog http://aniconics.wordpress.com
https://aniconics.wordpress.com/2020/04/16/anticorpo-di-camilla-boemio/

chiamata alle arti, direi. Fai del tuo diario un dispositivo coscienziale.

Contribuire con il proprio impegno per esprimere il bisogno di una rinnovata sensibilità contemporanea. A breve inserirò nel diario un nuovo testo con delle linee progettuali.

1 Mi Piace

io sono convinto da sempre (da quando ho preso coscienza politica e culturale) che il mondo dell’arte si basi più sui processi che sui prodotti…ciò non significa sottostimare il valore dell’opera d’arte bensì considerarla, dopo la rivoluzione dada di Duchamp e altri, come qualcosa che sia incardinata più nella percezione che nella produzione… Quindi attendiamo il tuo dare forma al tuo sguardo sull’arte.