Il desiderio educativo

La parola educativa ci invita a ragionare su come rendere concrete consapevolezza
ed espressione del desiderio educativo.

Aprirei tre thread:
Sostenere la consapevolezza delle famiglie
nel riconoscimento e nell’espressione del desiderio educativo, attivando una corresponsabilità educativa profonda.

Creare e scegliere connessioni per una interazione e risposta al desiderio educativo, superando le distinzione dentro/fuori, scuola/extrascuola.

“Ricucire” la distanza dalla consapevolezza educativa attraverso la lettura e la cura delle fragilità territoriali

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Sostenere la consapevolezza delle famiglie
nel riconoscimento e nell’espressione del desiderio educativo, attivando una corresponsabilità educativa profonda.

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Creare e scegliere connessioni per una interazione e risposta al desiderio educativo, superando le distinzione dentro/fuori, scuola/extrascuola.

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“Ricucire” la distanza dalla consapevolezza educativa attraverso la lettura e la cura delle fragilità territoriali

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Lettera aperta al Ministro Azzolina
Di Rachele Furfaro
Presidente di Foqus - Fondazione Quartieri Spagnoli Onlus e fondatrice e dirigente del network di scuole “Dalla Parte dei Bambini”

Citazione
Non è vero che l’intero Paese ha fatto un balzo tecnologico e che tutti seguono l’educazione a distanza: moltissimi bambini, se avessero voce, le confermerebbero che non hanno avuto possibilità di accedere a quella formazione, che pure ogni scuola ha attivato, perché per accedervi non basta possedere gli strumenti tecnologici, c’è bisogno di avere una casa con uno spazio, un luogo in grado di garantire l’attenzione e la concentrazione che la nuova situazione richiede. E c’è bisogno, forse ancora di più, di adulti che si prendano cura di te. Mi creda, signor Ministro, in moltissime periferie delle nostre città, sicuramente nella mia, intere famiglie vivono in pochi metri quadrati e non hanno la possibilità emotiva, sociale e affettiva, di farsi carico dei propri figli.

https://www.facebook.com/notes/foqus-fondazione-quartieri-spagnoli-onlus/lettera-al-ministro-azzolinascuole-chiuse-non-priviamo-i-ragazzi-dei-loro-diritt/1559631434199116/

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Ciao Anna, è veramente bellissimo questo forum ed è pieno di stimoli e di persone stimolate a dare un contributo al nostro paese!

Mi è piaciuto molto l’intervento di @AlbaDAlberto sul tuo primo punto: “Sostenere la consapevolezza delle famiglie” anche se è stato molto incentrato su scuola e bambini (è comunque un correlato fondamentale).

Come ti ho già detto nella nostra prima chiacchierata dopo tanto, quando si usano molte parole semanticamente dense si corre il rischio di essere eccessivamente interpretabili. Per farti un esempio nel mio lavoro consapevolezza e responsabilità sono i due pilasti che sorreggono la professione del coach, sicuramente queste due parole hanno declinazioni differenti tra tutti noi.

Quindi anche in vista alla bellissima idea di creare un linguaggio comune dell’educazione e formazione ti chiedo di specificarci tu, che ne sei l’ideatrice e hai chiaro in mente cosa intendo per consapevolezza delle famiglie. Cosa deve accadere? quali comportamenti devono venire in essere per poter dire: ok, abbiamo raggiunto il grado di consapevolezza delle famiglie più funzionale. Questo grado di consapevolezza, quali benefici porterà? ed è fondamentale capire, quali sono i comportamenti driver? quei atteggiamenti che ci danno la percezione che la direzione è giusta per raggiungere l’obiettivo che in parte si è formato rispondendo alla prima domanda.

Sono felicissimo di poter dare il mio contributo a questa tua iniziativa e alle iniziative di questo forum, grazie per avermi invitato Anna, un abbraccione e a prestissimo.
Luciano

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Ciao Luciano,
quello che dici è assolutamente condivisibile. Avere obiettivi verificabili è necessario per valutare l’efficacia del progetto. E se il primo passo è un linguaggio comune e perché no, divulgativo, io ci sto… riusciamo sicuramente a coinvolgere sempre più persone!

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@AlbaDAlberto
Questa la mappa parziale iniziale

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aspetterei ad aprire nuovi thread (temi specifici del forum), cerchiamo prima di raggiungere una massa critica. L’obiettivo è arrivare a condensare le idee per “distillare” una scheda progetto che formalizza il format e arrivare a pubblicarla, dandogli maggiore visibilità. L’obiettivo del forum, oltre allo scambio dialettico, è quello di dimostrare di come si raggiunge la forma-progetto sulla base del confronto.

@Luciano_Ferdinandi

La tua prima domanda apre alla correlazione tra la parola educativa e quella di cittadinanza.
Muovendoci lungo un asse di equilibrio tra ascolto e azione intenzionale educativa da una parte e sostegno alla consapevolezza ed espressione del proprio desiderio educativo dall’altra (pur sempre “tirato fuori” e alimentato dall’educazione) - ripartiamo dal senso primo dell’educazione che conduce alla piena coscienza di sé, cognitiva, emotiva,sociale ed affettiva; e che nella sua azione intenzionale raggiunge il cittadino e la cittadinanza, l’io e il noi, i bambini e gli adulti (educazione e formazione),i figli e i genitori,gli alunni e i docenti (quando si manifesta esplicitamente nell’istruzione)
[dimensione orizzontale e verticale sincroniche 28.04.20 Ripensare i paradigmi della partecipazione]
Le tue domande
quali comportamenti devono venire in essere per poter dire: ok, abbiamo raggiunto il grado di consapevolezza delle famiglie più funzionale.
*Questo grado di consapevolezza, quali benefici porterà? ed è fondamentale capire, quali sono i comportamenti driver?
aprono la strada al recupero del senso naturale delle cose, all’imparare ad imparare di cui ci parla @CarloInfante, ma anche al disimparare, all’educazione alla cittadinanza e alla sostenibilità.
L’apprendimento dappertutto: la via ludico-partecipativa alla Cittadinanza Educativa

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Ciao Anna,

è spettacolare vedere questo schema che al suo interno racchiude quello che faccio e ciò che ritengo la mia missione (Essere un coach) sopratutto in tutto ciò che si trova sotto “Sostenerla”, io sono qui sopratutto per questo, per sostenere questa bellissima iniziativa, dare il mio contributo e aiutarvi in quella che di definisce la seconda creazione:

“Tutte le cose vengono create due volte. C’è una prima creazione mentale, e una seconda creazione fisica. Devi essere certo che il progetto, la prima creazione, sia davvero ciò che desideri” [S.R. Covey]

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Anna Ok,

quindi la consapevolezza la possiamo intendere come uno stato di maggior capacità di ascolto e azione, volta a sviluppare la consapevolezza di se e l’espressione di quelli che possiamo definire obiettivi educativi/formativi da parte della persona ascoltata, questo si ripercuote in senso positivo su di se in tutte le aree della vita e nella sua sfera d’influenza provocando un moto a cascata che rende questa educazione una educazione a 360 gradi del cittadino.

dimmi, può essere una buona lettura del tuo pensiero?

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Si @Luciano_Ferdinandi esatto.

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Lo speravo Anna,

posso dire che quella che ti ho scritto è, secondo Jhon Withmore, una delle definizioni del lavoro di un coach Eccellente (quello che chiama, Coaching trascendentale) e ti ho voluto chiedere se fosse una buona lettura proprio perchè ho sentito leggendo il tuo commento che si parlava delle fondamenta del coaching.
E’ bellissimo vedere come quella strada che scelsi anni fa è un aspetto sempre più sentito, interconnesso e trasversale.

Grazie Anna!

Buongiorno a tutti inserisco un mio intervento😃 partendo dai bisogni

Bi-sogni :sparkles:

I bisogni sono la porta per i sogni di ogni bambino che un giorno sarà un adulto :sparkles:

Se soddisfatti adeguatamente i bisogni sono la scala per realizzare i sogni :smiley::sparkles:

Ma cos’è un bisogno?

Le mie radici si affondano dentro l’Amore e dentro lo studio sulla psicologia per anni.

Secondo Maslow l’uomo è considerato come una totalità dinamica e integrata, per cui un bisogno si riverbera sull’individuo nella sua globalità. Non esiste cioè un bisogno, come per esempio la fame, ma esiste un bisogno della persona nel suo complesso. Nell’individuo esistono tendenze diverse, traenti origine da bisogni di differente natura, che si è pronti a soddisfare. Tali bisogni non sono isolati e a sé stanti, ma si dispongono in una gerarchia di dominanza e di importanza, che prende il nome di piramide. Ogni persona compie un suo percorso di maturazione e sviluppo motivazionale all’interno del quale le mete e gli obiettivi di livello alto possono subire grandi modificazioni.

Maslow considerava la motivazione come l’insieme dei bisogni che sono alla base del comportamento che rappresenta l’esito dell’agire. (Questo e il concetto fondamentale!) :ok_hand:t2:

I bisogni nella piramide si dispongono in:

  • bisogni fisiologici:
  • bisogni di sicurezza;
  • bisogni di affetto;
  • bisogno di stima;
  • bisogno di autorealizzazione.

Penso a tutto questo nella scuola :thinking:: quali sono i bisogni educativi nella SCUOLA🏫?

  • accoglienza :woman:t4::boy:t2: :child: :man_in_manual_wheelchair:
  • ascolto attivo :speaking_head::ear:t2:
  • empatia❤️
  • dialogo​:lips::lips::busts_in_silhouette:
  • confronto :woman_teacher:t2::adult:t2:‍:school::man_health_worker:t2: :family_man_woman_girl:
  • superamento di: timidezza :slight_smile:, collera :face_with_symbols_over_mouth:, ansia :tired_face:, inibizione :disappointed_relieved:, depressione :sob:, ecc.
  • sviluppo della socialità :couple::couple:🧍🏼‍♀🧍🏻
  • educazione civica
  • relazioni con il quartiere🏘
  • uscite nel quartiere​:footprints::footprints::footprints:
  • educazione stradale :no_entry::no_bicycles::do_not_litter::no_smoking::no_pedestrians:
  • conoscenza degli spazi e dei servizi :parking::wheelchair::customs::wc::atm:
  • animazioni in biblioteca
  • didattica all’aperto :ear_of_rice::bouquet::shamrock::herb::classical_building::world_map:
  • laboratori musicali e teatrali :musical_score::trumpet::saxophone::drum::banjo::performing_arts::man_juggling:t2:

In un ottica e prospettiva di RIPARTENZA bisogna ricomprendere quali siano i REALI BISOGNI di bambini, famiglie e territorio in modo integrato e riprogettare tutta la didattica in una prospettiva multimediale accessibile a tutti !

Ho invitato a ragionare con noi Anna Pollio, insegnante e documentarista, impegnata in una duplice esperienza: genitoriale (di educazione parentale in dialogo con la scuola) e di ricerca sul campo in Italia e all’estero. Esprime e documenta in Unlearning (Italia, 2015) e Figli della Libertà (Italia, 2017) il proprio desiderio educativo in ricerca costante delle giuste domande che utilizza per aprire un dialogo con pedagogisti, famiglie e comunità di homeschooler e unschooler, scuole parentali, pediatri, insegnanti e scuole democratiche.

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Grazie Anna Marotta per il tuo invito a condividere con voi la mia esperienza.

Mi piace leggere nel box giallo qui a fianco " Le critiche costruttive sono benvenute, ma critica le idee e non le persone".

Amo ascoltare le storie delle persone, osservarle, provare a capire le loro scelte.

Domani mattina inizieremo insieme una nuova avventura. Condividerò con voi le mie storie che nascono dall’osservazione del mondo dentro e fuori la scuola convenzionale.
Domande vecchie e nuove e che ci serviranno per disegnare insieme un Nuovo Immaginario Educativo.

A domani
Anna

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DISIMPARARE PER IMPARARE
Quando non avere le risposte giuste mi aiuta a trovare domande efficaci.


“Mamma, cos’è un Patto di Corresponsabilità educativa?”

La nonna mi ha detto: “Come dice un proverbio, per crescere una bambina ci vuole un villaggio”. Ma noi viviamo in città. Non mi era chiaro, cosi le ho chiesto cosa significa che ci vuole un villaggio.

“Al massimo un paese”, dico io, visto che la nonna abita in campagna.

“Bambina mia, vuol dire che quando nasce una piccola come te sono tante le persone che servono per farla crescere felice. Pensa a quante cose fai durante la giornata, a quante persone incontri nelle tue attività, alle persone che si prendono cura di te. Non potresti fare sport se non ci fosse il tuo allenatore, non avresti potuto imparare le cose che sai se non ci fosse stato un adulto ad insegnartele. Siamo tutti collegati tra di noi: giovani, adulti, bambini e anziani come la nonna. Per questo è importante dare valore alle parole che usiamo tutti i giorni per definire noi e gli altri.

Quando io ero bambina, c’è stata la guerra, e avevano chiuso tutte le scuole. Anzi, alcune non c’erano più perché erano state bombardate ed erano crollate. Come la mia. Ma noi non ci siamo persi d’animo e facevamo scuola con quello che avevamo. A volte la necessità aguzza l’ingegno e rende le persone più disponibili ad aiutarsi l’uno con l’altra. Ma non bisogna sperare che le scuole chiudano per andare d’accordo”.

“Nonna, allora a te è successa una cosa simile alla mia! Che bello avere una cosa in comune. Anche io non vado a scuola perché è chiusa . Ma a noi bambini non è permesso di uscire o vederci tra di noi. Questa è una bella differenza, non trovi?”

“Si, è una differenza. Come sono diversi gli animali del cielo e della terra, i colori della pelle delle persone, le lingue parlate sulla terra e la colazione italiana da quella inglese.”

“A me piace la English breakfast, nonna. Ha la pancetta e le uova e il pane tostato. Ci vado matta!”

“Visto? Non sono così male le differenze, vuol dire imparare che una colazione può essere salata e non dolce”.

“Irene, la mia amica che abita fuori Genova, ha la mia età ma a scuola non ci andava nemmeno prima che arrivasse il virus. Lei è un homescholeer, vuol dire che fà scuola a casa. A me è molto simpatica e siamo diventate amiche perché facciamo sport insieme e poi un giorno le ho chiesto che scuola faceva e lei mi ha raccontato la sua storia. Anche lei è una differenza, vero nonna? Un po’ come l’esempio della colazione di prima. Irene deve fare gli esami tutti gli anni e penso che abbia tanta pazienza perché io non li vorrei fare gli esami tutti gli anni. Preferisco andare a scuola, anche se ora è chiusa. Pensa che lei non deve chiedere il permesso per andare in bagno!”

“Le regole sono importanti, bambina mia. Fanno parte del patto di corresponsabilità educativa che i tuoi genitori hanno firmato con la scuola. Vuol dire che gli adulti hanno fatto un accordo perché tanti bambini e bambine possano stare insieme per tanto tempo e tutti i giorni.”

“Tipo chiedere il permesso per andare a fare pipì?”

“Si”

“Allora non lo trovo giusto questo accordo. Se mi scappa la pipì io devo andare al bagno. E’ un mio diritto. Se la maestra deve andare in bagno non chiede il permesso a noi bambini.”

“ Forse è una regola perché i maestri temono che usciate dalla classe per non seguire la lezione”

“ Forse, ma non è questo il punto. E’ vero, qualche volta vorrei uscire dalla classe per sgranchirmi le gambe e per distrarmi un po’. La mia amica Irene non sta sempre seduta quando studia. A volte si alza e si prepara una tisana, oppure va a dare da mangiare ai gatti o scrive una lettera. Lei non chiede di andare in bagno perché dice che è una violazione dei diritti umani. Per me ha ragione. Ma se lo dico alla maestra mi dice di portarle il diario per scrivermi una nota. Ti sembra giusto?”

“ Direi che esprimere la propria idea, con educazione e buone maniere sia sempre il modo migliore per stare al mondo”

“Dici bene tu nonna che sei grande. Ma noi bambini le regole le dobbiamo solo obbedire. Io vorrei che le regole a scuola fossero decise insieme: adulti e bambini. Non sarebbe più bello? E non mi dire che non si può”

“ Non ho una risposta alla tua domanda, ma puoi fare un tentativo. Parla con la mamma del patto di corresponsabilità educativa e fate una riunione con i maestri. A volte le cose che ci sembrano impossibili possono diventare realtà. E’ tardi, è ora di salutarci. Al mio tre chiudiamo la videochiamata. Ci sentiamo domani. Buona notte bambina mia”.

“Buona notte, nonna!.

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